Thursday, April 17, 2008

voi avevate voci potenti


Il giorno in cui Kopernico sporgendosi dal balcone notò le rotondità della terra, avrà provato una sorpresa che neanche te la immagini, ma forse comparabile con lo shock della Sinistra all’indomani delle elezioni amministrative del 2008: il Paese Reale era un’altra cosa, fuori non c’erano i puffi operai!

Intorpidi dai salotti e sofisticati dalle TV, i Leaders sociali si riscoprirono sagomati&stempiati, un po’ come quei cantanti di Sanremo che nella realtà nessuno ascolta più da anni né tantomeno gli comprerebbe i dischi. Solo che quando li metti tutti insieme in una compilation, fanno corpo e creano quell’effetto vintage, che da la sensazione che in fondo ancora… si può fare.

Preso atto che laddove c’era una Casa del Popolo adesso c’è un presidio della Lega, dopo un’ autocritica profonda di trentagiorni, durante i quali tentarono di formarsi otto nuove correnti disperse su tutto l’arco di rosso dal tiziano al pompeiano, dopo aver proposto dodici nomi nuovi di coalizione (tra cui “Sinistra Identitaria” e “Partito Comunista abbastanza Trotskista ma non molto Leninista con hennè Togliattiane del ‘52”), dopo aver rinunciato a malincuore a festeggiare il ventennale dell’anno prima del crollo del muro di Berlino con una degustazione di morellino a Capalbio e ad una di formaggio di fossa a Correggio, si decise di provvedere a Corsi di Formazione per il reinserimento nel Paese Reale, con tanto di training on the job e salario precario.

A Bertinotti, accusato di parlare come Habermas piuttosto che come un operaio, fu suggerito un corso di Comunicazione Semplice, patrocinato dalla Fondazione Caldaroli, per avvicinarlo al popolo. Così, dopo aver approfondito la tematica di marketing “La Sinistra fenechiana e il carro di buoi”, visionando una serie di produzioni cult di Edwige Fenech, Bertinotti si fece riprendere con un videofonino mentre scriveva “W la Fica” sul muro di una scuola, partecipò ad una gara di rutti a Trezzano Ticinese sfidando il locale campione Maurilio Ballarin e andò ospite da Bonolis a raccontare di quanto gli era sempre piaciuto il sedere delle ballerine cubane e di quella volta che momenti succedeva il fattaccio con una cameriera intraprendente a La Habana…

Diliberto apparve più difficile. Da alcune indagini sul suo passato, emerse che da giovane era stato campione di boccette alla sezione di partito del paese, ricevendo in premio una spilletta sbrilluccichina con falce&martello e un sospirato bacio da Miss Sezione ’62.
Con queste premesse fondanti, si decise necessariamente di applicare inizialmente il metodo “Goodbye Lenin”.
Gli si fece credere che grazie al riconteggio delle schede, scoperto un errore di calcolo nei metodi progressivi del campione fattoriale e attuariale (tanto lui già non stava più a sentire…)…insomma la Sinistra avesse in mano il Paese, ma che per motivi legati alla strategia dell’Internazionale, il Politburo aveva deciso di tenere nascosta la cosa. Per un anno fu tenuto come custode di un finto museo della finta salma di Togliatti. Pian piano gli vennero aggiunte spillette dell’Armata Rossa, uno Scuba appartenuto ad un cugino di Carpi di Stalin, un bersaglio per freccette con l’immagine di Mario Scelba, reperto originale dell’appennino tosco-emiliano negli anni ’50, e la tessera della coop che fu di Longo. Fu un anno fantastico, lui disse.
Poi però di colpo fu insediato un campo nomadi abusivo nelle sale dello pseudomuseo.
Il momento più drammatico fu quando urlò contro una zingarella di otto anni di togliersi la sottana appartenuta a Nilde Iotti che la stava strusciando per terra!
Tornò a far politica, ma qualcosa non funzionò del tutto. Oggi Diliberto ha duramente criticato l’amico Borghezio per la sua linea moderata, annunciando di voler dar vita ad un Movimento Antagonista per una Padania delle Origini. “Ricomincio dall’acqua del Po’”, ha testè dichiarato.

Pecoraro Scanio invece, rimproverato di non essere molto preparato, fu riportato alla realtà con
la terapia d’urto. Dapprima iscritto ad un corso di sopravvivenza di una settimana nella piana di Gioia Tauro, munito solo di un kit fotovoltaico composto da cinque semi di zucca OGM e una bandiera arcobaleno, fu poi messo a lavorare in una fonderia. La sera, stanco, tornava a casa e gli si faceva trovare sei giorni su sette un’emergenza rifiuti in salotto, con l’obbligo di differenziarla.

Vladimir Luxuria sparì nella notte. Lasciò la politica e continuò a ballare ed organizzare feste.
Forse a lui andò meglio che agli altri. Si sospetta per altro che dietro l’attentato alla fiancata del SUV della onorevole Gardini ci sia lei, ma mancano prove certe.

Grillini invece rimase a polemizzare ancora un po’ per conto proprio, querelando le istituzioni per la mancanza di rappresentanti omosessuali e lesbiche in parlamento. Dopo aver scritto un saggio sulla grammatica italiana in cui accusava questa materia di omofobia grammaticale per via della discriminazione sessuale operata dagli articoli determinativi in quanto quelli maschili “il lo gli” erano tre mentre quelli femminili “la” e “le” erano due, allestì un gay pride a casa sua con quasi sei invitati (gli altri erano normalmente al lavoro, Grillini organizzava sempre le cose di mercoledì alle 11…) rivendicandone il successo; fu improvvisamente arrestato per via di una soffiata telefonica in cui una voce né troppo femminile né spiccatamente maschile improvvisamente lo accusava di aver sfregiato la fiancata del SUV della onorevole Gardini. Poi tutti si scordarono di lui.

Boselli invece mollò tutto. Ogni tanto si vede al bar vicino al Parlamento, mentre gioca a tresette col morto insieme a Mariotto Segni e Pannella. Finchè passa De Michelis e gli frega le poste.

Dulcis in fondo, Uòlter Fitzgerald Veltroni, il predestinato, il Gorbaciov de Noantri, il Nuovo Occhetto. A lui fu rimproverata la mancanza di cattiveria, soprattutto dopo aver patteggiato i parlamentari residui in cambio di una retrospettiva su Elia Kazan e un album di figurine Panini del '65 (con Sivori ma senza Pizzaballa). Per rieducarsi, Uòlter, in un eccesso di ottimismo e determinazione, propose di ripulire le strade dai writer e ne bloccò uno nell’atto di vandalizzare una cassetta dell’enel. Ma fu brutalmente malmenato e la sua foto con gli occhiali cerchiati dalla bomboletta spray fece il giro di internet. Allora provò con gli atti di bullismo in una scuola elementare, ma anche qui gli rubavano sistematicamente la merenda e poi lo mettevano in mezzo facendogli lo schiaffo del soldato. Lui, puntualmente ringraziava i ragazzi per il confronto democratico.
Alla fine fu riciclato come autista del pullman elettorale di Schifani.


Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggiava Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento.
I polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista.
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarantepresidiava le strade.
La domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del tua culpa
affollarono i parrucchieri.
Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a "Baffi di Sego" che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
- voglio vivere in una cittàdove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo -
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile.
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
- quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare -.
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare
-voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo
-La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.

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